Editoriale – E noi, vogliamo essere santi?
"Voglio diventare un santo," Zélie scrisse alle sue due figlie, Marie e Pauline, "Non sarà facile, c'è molto da tagliare e il legno è duro come la pietra." (1er Novembre 1873, CF 110)
E noi, come Zelia, siamo pieni di desiderio di santità, per noi stessi e per i nostri cari? La domanda merita di essere posta in questo mese di Tutti i Santi. Alcuni risponderanno di sì, ricordando che questa parola si riferiva ai primi cristiani. "i santi"Altri non osano nemmeno prenderlo in considerazione, piuttosto scoraggiati da una simile prospettiva, forse confondendola con una perfezione irraggiungibile.
A queste persone dico: cercate ciò a cui aspirate, nel profondo di voi stessi, ciò che desiderate non solo per voi stessi, ma anche per le persone a voi più care, i vostri figli o nipoti, i vostri nipoti o figliocci… Forse allora vi verranno in mente parole come: vivere secondo il Vangelo, seguire Cristo da vicino, rispondere alla chiamata all’amore…
Papa Francesco nella sua esortazione apostolica Gaudete ed esultate ci incoraggia quando dice, ad esempio: “La santità non ti rende meno umano, perché è l'incontro della tua debolezza con la forza della graziaIn fondo, come diceva Léon Bloy, nella vita "c'è una sola tristezza, ed è quella di non essere un santo (34)" (León Bloy, La povera donna, II, 27, Parigi 1897, p. 388.)
I pellegrini che vengono al Santuario durante tutto l'anno, coloro che vi si fermano per vivere un momento speciale come la recente Festa delle Famiglie, coloro che approfittano della Casa di Accoglienza Louis e Zélie per un tempo di rinnovamento scoprono, in compagnia della famiglia Martin, la felicità che c'è nel lasciarsi incontrare dal Signore e adattare dalla sua grazia.
Padre Thierry Hénault-Morel, rettore del santuario
novembre 2019