Una sera d'inverno...
Un lampo radioso – 27 gennaio 2021
Nei suoi manoscritti autobiografici, Teresa evoca spesso il freddo e l'austerità dei lunghi e bui inverni. Mentre anche noi siamo nel cuore dell'inverno, ecco un passaggio attraversato da un lampo splendente di consolazione e speranza, a illuminare il nostro cammino.
Ogni sera Teresa aiutava una suora disabile ad arrivare al refettorio…

"Mi addolorò molto offrirmi di fare questo piccolo favore, perché sapevo che non era facile accontentare la povera Suor San Pietro, che soffriva così tanto da non gradire avere un autista diverso. Tuttavia, non volevo perdere una così meravigliosa opportunità di praticare la carità, ricordando che Gesù aveva detto: "Qualunque cosa facciate a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, la fate a me". Così, mi offrii umilmente di accompagnarla...
Ogni sera, quando vedevo Suor St. Pierre agitare la sua clessidra, sapevo che significava: andiamo! È incredibile quanto mi facesse male partire, soprattutto all'inizio; eppure lo facevo subito, e poi iniziava tutta una cerimonia. La panca doveva essere spostata e trasportata in un certo modo, soprattutto senza fretta, e poi si svolgeva la passeggiata. Si trattava di seguire la povera inferma, sostenendola per la cintura. Lo facevo con la massima delicatezza possibile; ma se, per sfortuna, faceva un passo falso, sentiva subito che non la tenevo bene e che sarebbe caduta. "Oh! Mio Dio! Stai andando troppo veloce, mi rompo!". Se cercavo di procedere ancora più dolcemente, sentivo: "Ma seguimi! Non sento più la tua mano, mi hai lasciato andare, cadrò; ah! Ti avevo detto che eri troppo giovane per guidarmi".
Finalmente arrivammo senza incidenti al refettorio; lì sorsero altre difficoltà, si trattava di far sedere suor Pierre e di comportarsi con destrezza per non farle male, poi bisognava rimboccarsi le maniche (di nuovo in un certo modo), poi ero libera di andarmene.
Con le sue povere mani deformi, sistemava il pane nella tazza come meglio poteva. Me ne accorsi presto e, ogni sera, la lasciavo solo dopo averle fatto questo piccolo favore. Poiché non me l'aveva chiesto, era molto commossa dalla mia premura, e fu con questo mezzo, che non avevo cercato di proposito, che conquistai completamente la sua benevolenza, e soprattutto (lo seppi in seguito) perché, dopo averle tagliato il pane, le rivolsi il mio sorriso più bello prima di andarmene.
A volte ricordo certi dettagli che sono come una brezza primaverile per la mia anima. Eccone uno che mi viene in mente: una sera d'inverno, stavo svolgendo la mia solita routine; faceva freddo, era buio...
All'improvviso udii in lontananza il suono armonioso di uno strumento musicale, poi mi immaginai un salotto ben illuminato, tutto scintillante di dorature, ragazze elegantemente vestite che si scambiavano complimenti e convenevoli mondani; poi il mio sguardo cadde sulla donna malata che stavo sorreggendo; invece di una melodia udivo di tanto in tanto i suoi gemiti lamentosi, invece delle dorature vedevo i mattoni del nostro austero chiostro, appena rischiarati da un debole chiarore.
Non posso esprimere ciò che è passato nella mia anima; quello che so è che il Signore l'ha illuminata con raggi di verità che hanno superato di gran lunga lo splendore oscuro delle feste terrene, tanto che stentavo a credere alla mia felicità... Ah! Non avrei dedicato i dieci minuti che ho dedicato al mio umile dovere di carità a godere dei piaceri mondani per mille anni... Se anche nella sofferenza, in mezzo alla lotta, si può provare per un momento una felicità che supera tutte le gioie terrene, pensando che il buon Dio ci ha tolti da questo mondo, cosa sarà in Cielo quando vedremo, nella gioia e nella pace eterne, l'incomparabile grazia che il Signore ci ha concesso scegliendoci per abitare nella Sua casa, la vera porta del Cielo?
Teresa di Gesù Bambino, Manoscritto C, 29v

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